Assaggino: Springbank Vintage 1996

In Scozia le distillerie che fanno tutto da sole, dal maltare l’orzo all’imbottigliamento del distillato, si possono contare sulle dita di una mano a cui manca mignolo, anulare e medio.
Da quanto mi risulta infatti, Springbank e Kilchomann sono le uniche rimaste legate al detto “chi fa da se fa per tre” e in più entrambe (per ora) non sono state inglobate (acquistate) da colossi come Diageo o dei Fratelli Chivas.

Springbank

 

Si tratta ovviamente di distillerie con produzione limitata (750.000 litri all’anno nel caso della Spingbank) e che a parer mio, garantiscono un Whisky “vecchio stampo”: senza rischi di interferenze legati alla moda come i vari “no age” che ultimamente pare vadano molto (o meglio, su cui i grandi nomi puntano molto…)

l’Imbottigliamento in oggetto (Sherry Single cask N. 624, 600 bottiglie in esclusiva per il Milano Whisky Festival del 2009, piena gradazione a 57,1%), proviene da un distillato del 1996, quindi 13 anni di invecchiamento.

Un piena gradazione di solito “fulmina” il naso: l’elevato grado infatti tende ad anestetizzare l’olfatto ma non è questo il caso. Il grado alcolico certo si sente, ma insiprando lentamente non diventa “brutale”.
Il primo impatto è vernicioso, diluente, smalto e poi pere anche se lontane
In bocca l’alcol si sente, legno leggero con un filo di fumo, in generale tutto molto equilibrato. Il finale è medio lungo, compaiono fichi e lontanissime albicocche secche.

Vista la gradazione ho aggiunto un filo d’acqua. La gamma dei profumi migliora e diminuisce quella “verniciosa” che io gradisco poco: aumentano le albicocche e le pere.

Un buon Whisky molto equilibrato, nulla che mi faccia gridare “WHOA!” ma che comunque rimane sicuramente da riassaggiare

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