Affinamento indignato!1!

Rompo questo lungo silenzio dopo l’annuncio dell’uscita dell’ultimo (ottimo) Longrow Red: la serie della Distilleria Springbank dedicata agli affinamenti in botti che hanno contenuto vino rosso.
La mia indignazione non sta tanto sull’affinamento perché a me piacciono gli affinamenti: indimenticabile l’Arran in Amarone, fantastico il Kilchoman in Sauternes… ma quello che mi fa rabbia è la superficialità con cui vengono dichiarati questi affinamenti.
Chiunque abbia una discreta passione nel mondo del Whisky, sa quanto il legno, la tipologia di legno sia importante nell’affinamento così come il passaggio, per non parlare di cosa ha contenuto prima (basti pensare ai risultati ottenuti usando botti ex sherry piuttosto che ex bourbon): cambia tanto… molto… cambia tutto.
Chiunque ha la passione del Vino, sa che dire “cabernet franc” piuttosto che pinot nero significa solamente indirizzare le aspettative, significa che nella degustazione, se so che nel bicchiere c’è un vino ottenuto da uno specifico uvaggio, mi devo aspettare certi profumi più o meno ricorrenti.
Doscorso simile per le botti…. botte grande e botte piccola… se pensiamo a come hanno rivoluzionato il mercato del Barolo (ma è un’altra storia)….
Però, perché c’è sempre un però, un appassionato sa che un pinot nero coltivato nell’Oltrepo’ Pavese è una cosa, un’altra è quello coltivato in Borgogna, altra ancora quello in Champagne o in Alto Adige.
In questi casi, la differenza c’è. Si sente al naso, alla bocca e al portafoglio.
Chiunque infine, abbia la passione del Whisky, del Vino, è Sommelier e pure pignolo, si imbestialisce quando vede certe etichette. Sì perché scrivere su una etichetta “affinato per due anni in botti di cabernet franc” mi fa nascere dal profondo un paio di domandine…
-Cabernet Franc? Ok… visto che cresce come la gramigna… di dove?
-Per quanto tempo le botti hanno contenuto cabernet franc?
-Di che passaggio erano?
-Di che annata era il cabernet franc?
-Com’era la tostatura?
-Quanto grosse le botti?
-Chi è il produttore del vino? (consentitemi: se è la cantina “vinellini truffaldini & co.” (spero non esista, la cantina. Il metodo purtroppo esiste eccome) che coltiva vigne a base di antiparassitari, diserbanti e anticrittogamici, preferendo quantità a qualità volendo vendere ettolitri ogni anno di vino a qualcuno che lo mischierà con altro vino dopo milioni di filtrature, aggiunte di acidi tartarici, lieviti che sanno già di prodotto finito…. per rivenderlo alla grande distribuzione in tetrapack è una cosa. Se si tratta invece di un serio piccolo produttore che preferisce qualità a quantità è un’altra)
-le botti di cabernet franc hanno solo affinato o anche fermentato?

Insomma, c’è talmente tanta entropia e varietà che dire affinato in botti di xxx è come dire: “vino rosso” o “vino bianco”

Ma come sei pignolo! direte voi. Verissimo. Si tratta dopo tutto di un “semplice” affinamento, tutte le mie domande e ridicole elucubrazioni non influiscono minimamente sul risultato finale.
Si? Davvero?
Quindi… Quando leggiamo “affinato in Sauternes”, considerando che, se si tratta di un “normale” Sauternes si trova a 30 euro la bottiglia (anche meno) ma se si tratta di Chateau D’Yquem a parità di annata il prezzo è di 400 è la stessa cosa?
E se aggiungo che nel secondo è vero che dura millanta anni in cantina ma è altrettanto vero che i solfiti aggiunti sono tanti che al 90% il giorno dopo avrete mal di testa (nel mio caso) è ancora la stessa cosa? (si vabè questa ve la concedo: i solfiti maggiori vengono aggiunti all’imbottigliamento altrimenti manco fermenta)

Temo sia giunto il momento di tirare le somme…: Assaggiate il Longrow perché come detto, Springbank fa grandissime cose e se vi piace ignorate pure i miei deliri mentali, ma magari un dubbio ve l’ho inculcato.

PS
L’alta quantità di solfiti aggiunta ai prestigiosi Sauternes ha un motivo molto valido: la grande quantità di zuccheri residui rischierebbero di far partire seconde fermentazioni non desiderate e per questo motivo i solfiti aggiunti sono ai limiti consentiti per legge poiché impediscono un’eventuale ripartenza della fermentazione. Non è un problema solo legato a Sauternes ma alla maggioranza di vini dolci. La soluzione è lasciare la bottiglia taaaanti anni in cantina così da consentire ai solfiti di diminuire (andate a cercare come, non farò un trattato sui solfiti qui, ma era giusto spiegare il motivo)

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