Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival

L’Appuntamento è per il 4 e 5 Marzo 2017 presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) naturalmente a Roma, dove avrà luogo la sesta edizione dello Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, il più importante festival di settore italiano.
Al link: www.spiritofscotland.it potrete trovare il programma completo

Imperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è un evento ricco di eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri affidati ad esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “single malt“. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky consultant, Pino Perrone e la scozzese Rachel Rennie. La scorsa edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival ha attratto oltre 4mila visitatori, appassionati e neofiti e riunito operatori ed esperti nazionali e internazionali, con oltre 200 brand presenti, 10 masterclass, 5 seminari mixology e 10 guest internazionali del settore presenti.

La sesta edizione 2017 presenterà masterclass di brand quali Isla of Jura e Dalmore. Tra gli ospiti del mondo della miscelazione, che terranno un seminario, figurano Erick Lorincz, Head Bartender dell’American bar del Savoy Hotel di Londra; Filippo Sisti, barman di Carlo Cracco e bartender internazionale; Fabio Bacchi, bartender, bar manager e fondatore ed editore del magazine specialistico BarTales e i bartender dell’Oriole cocktail Bar di Londra, capitanato da Luca Cinalli e Gabriele Manfredi. Altro seminario previsto, Mezcal Vs Whisky(ey), che vedrà in una sorta di scontro a quattro rispettivamente Roberto Artusio e Cristian Bugiadadell’Agaveria La Punta da una parte e Antonio Parlapiano del Jerry Thomas e Pino Perrone dall’altra. Il Festival darà la possibilità di degustare whisky provenienti da Scozia, Irlanda, Stati Uniti, Giappone e anche whisky prodotto in Italia. Nella giornata di sabato 4 marzo si terrà la Balan & Partners Mixology Contest, torneo ad eliminazione diretta in cui 8 bartender selezionati da una Giuria di eccezione, tra coloro che avranno inviato la propria candidatura, si contenderanno il titolo a suon di cocktail. Gli 8 bartender si sfideranno proponendo delle preparazioni realizzate utilizzando distillati presenti a Portafoglio Balan combinandoli con ingredienti di loro gradimento. Primo Premio di mille euro al primo classificato.

Tra i cocktail bar dell’area mixology che presenzieranno: Jerry Thomas Project; Argot; Freni & Frizioni; Madeleine; Propaganda e Litro. All’interno del salone sarà allestito uno spazio dedicato allebottiglie vintage e rare portate da un collezionista e amatore del settore che ha lavorato anche a Londra per Whisky Auction. In occasione del Festival verrà presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata, di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, che sarà naturalmente in vendita presso lo shop. Non solo drink al festival: è prevista anche un’area gourmet e degli abbinamenti con il whisky, dalle ostriche al salmone scozzese, dal cioccolato all’haggis, con la ricostruzione di un vero e proprio pub in stile scozzese con tanto di spine. Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte dell’altra, Rachel Rennie ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. Oggi la compagine è allargata con l’arrivo di Pino Perrone, Emiliano CapobiancoAndrea Francoe la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

La sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è realizzata grazie alle partnership di: Visit Scotland (Ente del Turismo Scozzese) – Partner Istituzionali Italia / Scozia; Italian Chamber of Commerce for UK – Partner Istituzionale; Glencairn Glass – Glass Official Partner; Tiuk Travel – Travel Agency Partner.

Biglietto:
Intero: 10 euro – da diritto al bicchiere serigrafato del Festival, alla racchetta porta bicchiere e alla Guida

Ridotto: 7 euro – per accompagnatori che non bevono o per i bambini sopra i 12 anni e non prevede le upgrades del biglietto intero.
Le
degustazioni saranno a pagamento e il sistema sarà quello dei gettoni del valore di 1 euro ciascuno. Il prezzo di ciascuna degustazione sarà a discrezione di ciascun espositore.


Per informazioni:

www.spiritofscotland.it

info@spiritofscotland.it
tel. 06 50081251

Ufficio Stampa:

Carlo Dutto
carlodutto@hotmail.it
cell. 348 0646089

Distillerie des Menhirs

Amo le piccole distillerie, quelle che sono ancora in grado di portare avanti progetti piccoli ma importanti e che puntano alla qualità più che alla quantità. E’ forse un discorso ovvio, ma come nel vino anche nel Whisky secondo me si sta cercando di bere meglio, anche se meno.

Tra le distillerie del mondo, la Distillerie des Menhirs è una piccola realtà che ha voluto e saputo realizzare un Single Malt (di grano nero) che sapesse esaltare le caratteristiche del territorio e stiamo parlando della Bretagna, zona meravigliosa nel nord ovest della Francia e in particolare del Finistére, dove la Terra finisce ed inizia l’oceano.
L’anno scorso sono andato a trovarli e puntuale (un anno dopo) concludo gli appunti che presi….

I due Menhir accanto al posteggio, che danno il nome alla Distilleria

Qualche passo indietro…
Correva l’anno 1921 e Francès Le Lay (bisnonna degli attuali proprietari) acquistò d’occasione un alambicco per distillare l’acquavite di sidro (che a sua volta è un fermentato a basso volume di alcol del succo di mela), ottenendo così il Lambig. Continua la lettura di Distillerie des Menhirs

Abhainn Dearg – The Spirit of Lewis

Spirit Of LewisLa distilleria Abhainn Dearg forse è davvero la più piccola distilleria della Scozia, con una produzione annua di 20.000 litri (Kilchoman ne fa 150.000) ed è anche decisamente recente (fondata da Mark Tayburn nel 2008 sull’Isola di Lewis).
Questo imbottigliamento proviene da un single cask ed è stato affinato per alcuni mesi in legno europeo ex Sherry. Ho detto alcuni mesi, infatti, lo Spirit of Lewis non si può definire legalmente Whisky, non avendo trascorso almeno 3 anni in botte.
Ho acquistato un sample di questo imbottigliamento incuriosito da una edizione limitatissima (è ormai esaurita, e veniva venduta per circa 40 euro la bottiglia da 50cl con un volume di 46%) e soprattutto dalle dimensioni della distilleria: amo le piccole produzioni perché spesso meravigliano… e quindi la curiosità era tanta.
Naso
alcolico, pere, cera, gomma, tanta gomma… un po’ bruciata…
Palato
In bocca ha forti note amaricanti, delle spezie (forse del ginepro, ma poca roba) e questa gomma quasi bruciata che ritorna e che mi piace davvero poco.
Lo trovo aggressivo,  forse un esempio di ciò che non gradisco in un distillato: spigoloso, pungente, netto, senza quelle morbidezze che forse (ma chi può dirlo) un periodo molto più lungo in legno avrebbe smorzato.
note metalliche…
Finale alla gomma… plastica bruciata e note metalliche..
Bicchiere del giorno dopo
mix dolciastro con mandorle? (almeno non c’è più gomma bruciata)
Mah… attendiamo il 2018, quando la distilleria ha previsto un imbottigliamento di 10 anni e allora sì che il legno avrà dato il suo…
vedremo….

Ghibinèt 2008

Durante il Milano Whisky Festival 2016 mi aveva colpito molto la postazione del Glu Glu 2000 dove capeggiava la scritta “The First Italian Single Malt” accanto ad una bella confezione del Ghibinèt 2008 (nome risultante dalla fusione del tedesco di ‘Gaben’, doni e ‘Nacht’ notte).  L’imballo ricorda molto un’edizione che avrei voluto avere dell’Arran Smugglers’ Series – The Illicit Stills, qui con etichetta più semplice ma completa e bella scatola che dona importanza.

 Lo avevo assaggiato durante il MWF e mi aveva colpito (leggete QUI) ma essendo già “stanco” dalla giornata e desiderando dedicargli più tempo ho preso anche un sample che ora ho aperto. Dedicargli più tempo perché lo merita, è un prodotto italiano di estrema nicchia, non è un imbottigliamento parallelo, e di scozzese ha giusto le botti (e che botti!) in cui ha riposato per 8 anni.
Qui un po’ mi ripeto (anzi, da scansafatiche copio e incollo quanto avevo già scritto:

Continua la lettura di Ghibinèt 2008

Sul colore del Whisky

Riflessione molto breve visto che ultimamente mi trovo molto impegnato, faccio piuttosto tardi e non riesco a dedicare un po’ di tempo al Distillato….
Mi è capitato di leggere su diverse recensioni online ma anche su libri riguardo il colore, il termine: “vino bianco”.
Come se “vino bianco” fosse un colore univoco e rappresentativo.

No, non è così, usare questo termine per descrivere il colore di un distillato è decisamente riduttivo.

Nel mondo del vino si utilizzano almeno 4 termini per identificare il colore del vino bianco ed in particolare:

Giallo verdolino
Giallo paglierino
Giallo dorato
Giallo ambrato

a cui si possono aggiungere le varie sfumature, riflessi, tendenza (ad esempio, giallo paglierino con sfumature verdoline oppure giallo dorato tendente all’ambrato).

Voi potrete obiettare dicendo che questo è Whisky, non Vino. Si, avete ragione. Ma allora di che colore è il Vino Bianco?

Arran 18 anni

arran-18-year-old-scotch-whisky-web_1Arran è una di quelle giovani distillerie (fondata nel 1993, inizia a produrre Whisky nel 1995) che in più di una occasione mi hanno fatto dire “UAU!” (superbo l’affinamento in ex botti Amarone, release ormai esaurita da tempo o il Cask ex-sherry selezionato dal Milano Whisky Festival nel 2014 che aveva note squisite di torta).
Quello che assaggio è il loro maggiore invecchiamento, inizialmente distribuito in solo 9000 bottiglie, (46% Vol) è stato poi inserito nei core range e quindi disponibile costantemente (o almeno… finché dura 😀 )

Naso
Una certa dolcezza spicca subito tra fiori,  legno fresco, frutta secca e note mielose
forse del Marzapane?

Palato
Morbido con un piacevole leggero pizzicore sulla lingua, zenzero?
Una certa freschezza che ricorda l’anice
che aumenta sempre più sul finale fino a percepirlo chiaramente

Finale
Tendente all’anice
Abbastanza lungo e che col tempo ricorda mele cotte

Bicchiere del giorno dopo
Composta di frutta e miele

decisamente buono, bilanciato, elegante e piacevole; da riassaggiare sicuramente

Kavalan Solist Sherry Cask

kavalan solist sherry caskNon lo nascondo, sentendo dire “Whisky made in Taiwan” ho arricciato il naso quando a fine 2008 venne rilasciata la prima release della distilleria e in effetti il “made in Taiwan” (in generale) a cui ero abituato non mi faceva sperare grandi cose. Sbagliavo.
Sbagliavo perché a fine 2014 Kavalan aveva accumulato oltre 100 medaglie d’oro e riconoscimenti internazionali tra cui Gold, Supreme Champion e Supreme Winner al Malt Maniacs Awards nel 2014, 100 punti e medaglia di platino all’International Review of Spirits Competition. Guardando sul sito di Kavalan sembra che la loro “serie fortunata” (non nel senso di dea bendata, ma di release che hanno fatto conoscere l’elevata qualità produttiva al mondo) sia stata la Solist, ovvero la relase Single Cask nelle sue varie espressioni (ex-Bourbon, sherry Oloroso, sherry Fino e Vinho Barrique). E’ quella che ha ricevuto più riconoscimenti ed è quella che ho deciso di assaggiare (la Sherry Oloroso) release che 2010 vinse un oro alla San Francisco World Spitits Competition
kavalan-etichetta
Kavalan Solist sherry cask S100130008A (ho aggiunto la foto perchè il numero del cask non è molto chiaro… e anche la foto in effetti è pessima…)
57.8 % Vol. in
Oloroso sherry cask
515 bottiglie imbottigliate a mano (la serie Solist è tutta imbottigliata manualmente)
Comincerei dal colore che sembra quasi mogano, mi ricorda più uno Sherry (ma va?) o un Porto che non un Whisky… ma.. c’è un perché: a Taiwan fa caldo, molto caldo ed è umido, molto umido. Tutto ciò porta a tempi di maturazione/affinamento molto accelerati rispetto la Scozia, così come l’Angel Share che arriva ad oltre il 10% (contro i 2-3% della Scozia) . Ian Chang, Master Blender di Kavalan racconta in una intervista:
“In estate chiudiamo le finestre nel magazzino per mantenere il calore interno (si arriva fino a 42 ° C) che accelera l’estrazione di aromi dalle botti e le apriamo in inverno per lasciare le botti respirare di nuovo. Noi abbiamo il 95% di umidità per la maggior parte dell’anno, che aiuta a mantenere la quota degli angeli fino al 10-12%”
Ecco perché riescono a fare tanto Whisky: 3 mesi da loro equivalgono a 1 anno in Scozia! (ho tirato ad indovinare il rapporto, dubito sia possibile un raffronto serio, ma è giusto per dare un’idea)
Ed ecco come il clima consenta di estrapolare così tanti aromi in così poco tempo.
Naso
Pieno, intenso, vinoso e di sherry
Spezie, rami di pino, pigne,  molto balsamico
Resina, legno appena tagliato e una nota dolce che ricorda una composta di frutta
Palato
In bocca è potente, fresco ed equilibrato
Si sentono le spezie e lo sherry e poi vaniglia, eucalipto e anice stellato
Finale lungo e decisamente balsamico
Bicchiere del giorno dopo
un mix di frutta passa con ancora note balsamiche
Un whisky di grande impatto, decisamente complesso ottimo per chi ama le note balsamiche… ma quindi alla fin fine a Taiwan lo sanno fare il Whisky!!!! (eccome!)

Kilchoman Sauternes

Kilchoman SauternesSauternes? No, non si tratta di un semplice vino bianco dolce: nulla a che vedere col Moscato… nulla a che vedere con il Passito. Qui il miracolo lo fa la muffa. Nobile però.
Non sto a spiegarvi cosa sia la Botrytis cinerea ovvero la muffa che se cosiddetta Nobile, diventa il prezioso segreto per ottenere vini dolci di altissima qualità e il Sauternes, vino francese della zona a sud di Bordeaux è uno di questi.
Kilchoman poi è andata oltre il “classico” Sauternes, scegliendo i barili del più prestigioso Chateau che produce Sauternes: il 1er Cru Classe Supérior Chateau d’Yquem. Parliamo di barili in cui matura un vino da ben oltre i 150 euro la bottiglia. Tanta roba.
Non è finita… perché non si tratta di un affinamento come spesso viene fatto, ovvero una maturazione breve (qualche mese) dopo la maturazione in classici barili destinati al Whisky (Sherry/Bourbon), ma in questo caso Kilchoman ci ha lasciato il distillato per tutta la durata dell’invecchiamento: 5 anni. Tanta roba.
Ora, premetto che non vado pazzo per i Sauternes perché li trovo un po’ sopravvalutati:  zone meno famose ma altrettanto importanti come Sainte-Croix-du-Mont o Cadillac hanno botritizzati di altissimo livello a prezzi più che ragionevoli… sto divagando…
Torniamo al distillato:

Naso
Fumo e una certa dolcezza che va oltre la semplice vaniglia.  Le tracce dei Sauternes ci sono eccome, poi burro, frutta disidratata (ananas,  forse un filo di albicocca) miele e spezie, note di zafferano (tipico dei botritizzati)
Torba sempre presente ma non invadente
Palato
Dopo la torba e malto arrivano le spezie…  Qui si sente chiaramente la liquirizia e una nota amaricante sul finale (mi ricorda un finale al cacao e la parte bianca delle bucce di agrumi) per un attimo è comparsa della gomma bruciata
Finale persistente,  amarognolo e molto piacevole con liquirizia e bianco d’agrumi che si ripresenta insieme alla torba
Bicchiere del giorno dopo
Rimane dell’uva passa e il fresco della liquirizia
Beh a me è piaciuto e molto: Kilchoman è riuscita a creare un bell’equilibrio tra la dolcezza e la torba con un finale che per la sua amarezza mi ha piacevolmente sorpreso
Kilchoman Sauternes
Distillato 2011 e imbottigliato nel 2016 a 50% Vol.
5 anni in botti di Sauternes (Chateau D’Yquem)
Attenzione.. è una edizione limitata a sole 6000 bottiglie.. io una la prenderei 🙂

Il dopo MWF 2016

Il Milano Whisky Festival 2016 è terminato e mi sembra giusto raccogliere un po’ di emozioni e cercare di trasmetterle quando ancora sono calde e i ricordi vivi.
Sono stato presente la domenica e mi sono perso un sabato da UAU! con un numero di partecipanti davvero incredibile, la domenica però non ha scherzato per nulla, i numeri non li conosco ma era un continuo afflusso di persone. Il merito va tutto a Gervasio Dolci Giuseppe, Andrea Giannone e a tutti quelli che con loro hanno consentito l’organizzazione di un evento tanto bello e tanto atteso (dai che al prossimo mancano solo 363 giorni…..).
Ma perché è così bello? Perché alla fin fine è un ritrovo, perché quando sono arrivato ho passato la prima mezz’ora a salutare i tanti amici con cui si ha a che fare principalmente sui Social Network (nel mio caso) ma che finalmente si ha la possibilità di abbracciare e scambiare due parole tenendo tra le mani un ottimo dram.
Si perché ovviamente ho assaggiato anche io, il giusto (poi dovevo guidare) e qualche sample me lo sono portato a casa….
Purtroppo si tratta come sempre di un “va dove ti porta il cuore” o il consiglio di un amico in alcuni casi…. ovvero una selezione incredibilmente piccola di ciò che era disponibile (per questo è bene sempre portarsi tanti sample da riempire… io ne avevo solo 6… decisamente troppo pochi….)
Ad ogni modo….

Comincio il mio giro con Andrea di Hidden Spirits, imbottigliatore indipendente con un naso sopraffino (tanto che Murray nella sue Whisky Bible 2017 gli ha riconosciuto punteggi da togliersi il cappello: 96.5 per il Longmorn LNG.315 11yo e 94.4 per il Linkwood LKW.716 18yo). Da lui assaggio un elegante Blair Athol (Bla.214 /11year) e mi riempio un bel sample col Linkwood 18 anni

Il mio giro prosegue col suggerimento del mitico Sebastiano che mi indirizza verso Angelo Corbetta indicandomi il Balblair ’90, 21 anni di invecchiamento in ex-bourbon di cui gli ultimi due affinato in Oloroso Sherry. Qui ho trovato un Whisky incredibilmente pieno, elegante con un naso di Sherry, frutta matura, frutti rossi e in bocca sentori di resina, datteri con un finale lungo e persistente. Una bottiglia che voglio assolutamente avere.

Nel mio giro un sample va al Kavalan Solist in Sherry Cask, distilleria taiwanesedi cui avevo comprato una bottiglia quando per la terza volta vinse un oro a competizioni internazionali. La bottiglia non l’ho mai aperta (fa parte della mia collezione) e ho voluto prendermi un secondo sample  da assaggiare con calma e recensire.

Davide Romano (Valinch and Mallet Whisky) mi ha proposto un recentissimo Blair Athol 21 anni imbottigliamento (da 10 giorni in bottiglia!) ha bisogno di un po’ di tempo era ancora chiuso e anche con l’aggiunta di un goccio di acqua, un riassaggio è d’obbligo
perché i suoi prodotti sono superlativi e merita davvero

Altri sample con il Kilchoman Sauternes cask (e qui non si tratta di un affinamento… è stato invecchiato per 5 anni in botti ex sauternes che, per chi non lo sapesse, è un vino bianco dolce della zona di Bordeaux dove la Botrytis Cinerea consente di creare meraviglie che spesso hanno sentori di passiti e zafferano, anche se a volte diventano a mio giudizio quasi stucchevoli a causa dell’eccessivo zucchero residuo)  Si tratta quindi di un Whisky che mi incuriosisce molto, la torba, il fumo di un Kilchoman in una botte del genere? Vedremo all’assaggio….

Altro assaggio è stato il Kilkerran “finale” della distilleria Glengyle che ha raggiunto finalmente i 12 anni di invecchiamento. Fino ad ora i vari “work in progress” hanno evidenziato grandissime potenzialità (notevole il 6th Work in Progress in Bourbon). Ho trovato un Whisky estremamente equilibrato, che però voglio riassaggiare con calma perché avevo ancora in bocca il finale persistente del Balblair.

Concludo con quella che per me è stata la sorpresa di questo Milano Whisky Festival….
Attirato dalla scritta “The first Italian Single Malt” che troneggiava sotto il nome “Ghibinèt”, ho fatto due chiacchere con Mauro Leoni, fondatore del Glu Glu 2000, The Mailt Whisky Club che nel 2008 (ma che sicuramente covava da prima) ha convinto la Peloni (Birra Stelvio e Braulio) a produrre il Whisky distillando di fatto, la propria birra. L’idea di Mauro però è andata oltre, non lasciando maturare per 8 anni il distillato in botti a caso… ma in botti di Islay, provenienti da Caol Ila. Al naso il fumo era presente ma non invadente, con note balsamiche; in bocca è stata un’esplosione di fumo e salamoia con ancora deliziose note balsamiche. Era l’ultimo assaggio, ma mi sono riempito anche un sample per poterlo ridegustare con calma…
In auto, dopo circa 30 minuti, avevo ancora in bocca il finale del Ghibinèt (nome che, mi ha spiegato Mauro derivare dalla fusione del tedesco di ‘Gaben’, doni e ‘Nacht’ notte)

Insomma… un Whisky Festival davvero bello e con tantissimi partecipanti e il merito come ho già detto ma non finirò mai di ripeterlo va sicuramente tutto ad Andrea Giannone, Gervasio Dolci Giuseppe al loro Staff e a tutti quelli che sono stati “al di là” dei banconi, a soddisfare con pazienza, competenza e professionalità le nostre curiosità e a riempire con calma e delicatezza ma con un filo di odio profondo i miei sample dall’imboccatura minuscola 😀

Arrivederci al Milano Whisky Day! (Maggio 2017)

La Guida alla guida!

Tante volte capita di sentirsi dire: “vorrei capirne di più” oppure “come posso fare per avvicinarmi al Whisky?” Ebbene è arrivato il momento di realizzare (rullo di tamburi)
“La Guida… alla guida!”
Una sorta di riassunto in tempo zero che vi aprirà le porte ma non vi darà alcuna spinta perché a quella dovete, se volete, pensarci Voi.

Disponibilità economica
Si è triste parlare subito di soldi, ma il whisky come qualunque cosa, ha un costo e spesso è alto. Un investimento iniziale più o meno grande va fatto esattamente come quando vi comprate un paio di scarpe per andare a correre, uno strumento musicale o pagate l’iscrizione ad un corso di cucina.

si parte con meno di 50 euro
E’ una cifra davvero minimale per cominciare e il consiglio è fare alcune ricerche su internet risparmiando per il “bere”.
Le parole chiave da usare su Google sono: “guida al whisky”, banale ma funzionale, e se finite su pagine come:
Corso sul Whisky
Guida al Whisky
Gli ingredienti base
oppure su questo sito, cercando la serie: “dova nascerne un libro
siete sulla buona strada.
Cercando su internet con google troverete centinaia di siti, leggerete di tutto e comincerete a familiarizzare con la terminologia. Quello che vi manca a questo punto è cominciare ad assaggiare con cognizione di causa ovvero sapendo ciò che bevete (e non giusto per fare il ruttino dopo un buon pasto). Fondamentale è diversificare, assaggiare Whisky diversi per capire che è un mondo molto ampio. I primi da assaggiare magari in un Pub una sera sono:
Dalwhinnie 15 anni
Laphroaig 10 anni
Lagavulin 16 anni
Cardhu 12 anni
Sono 4 whisky che si trovano praticamente ovunque, supermercato compreso.
Se siete timidi o non frequentate Pub per vari motivi (famiglia, lavoro, impegni, non hai un Pub vicino casa e l’unico Bar è un ritrovo di vecchietti che giocano a carte col bianchino accanto….) puoi pensare di acquistare le bottiglie al supermercato (hanno costi che variano dai 25 ai 35 euro) oppure su siti come:
Master of Malt
è possibile acquistare Sample, ovvero boccette da 3cl anziché bottiglie. E’ vero che poi occorre aggiungere le spese di spedizione in Italia ma al costo di un paio di bottiglie potete portarvi a casa diversi sample e assaggiare nel breve diversi prodotti (molti dei quali difficili da trovare in locali non specializzati)
Il passo successivo è quello di acquistare un buon libro:
Degustare il Whisky” di Lew Bryson (circa 25 euro) che ho recensito QUI; questo libro è una vera e propria guida al Whisky, dalla produzione alle tipologie, dalla degustazione al collezionismo.

In base ai vostri interessi e tempo libero poi ci sono i tantissimi eventi organizzati dal Milano Whisky Festival o dal Whisky Club Italia (quest’ultimo organizza anche viaggi in Scozia, corsi di degustazione e serate con degustazione in tutta Italia)
Appuntamenti annuali come il Milano Whisky Festival (solitamente a novembre), il Roma Whisky Festival (organizzato da Spirit of Scotland) o ancora il Milano Whisky Day (un festival di un giorno solo) sono appuntamenti importanti per “uscire dal nido” e aver l’occasione di seguire seminari, assaggiare al giusto prezzo Whisky spesso rari o introvabili e che comunque non si trovano certo nei supermercati, parlare di Whisky in atmosfere davvero amichevoli.

L’aspetto successivo, relativo alla degustazione è il riconoscere i sentori, gli aromi e profumi del distillato arrivando a riconoscere il whisky in base al profumo (ma ci vuole tantissima esperienza e quindi tantissimo tempo)

Il concetto fondamentale è assaggiare tanti whisky diversi, solo così vi farete un vostro bagaglio di esperienze gusto olfattive, senza puntare subito su edizioni particolari, limitate o affinamenti esotici, ma andando sul semplice, sugli imbottigliamenti classici delle distillerie, il tempo e l’esperienza faranno il resto. I vostri gusti personali e il vostro naso farà il resto.

ma parla come bevi!