Laphroaig quarter cask

Laphroaig quarter caskLaphroaig è Laphroaig, si trova in qualunque supermercato ed è amato per la sua torba, il suo fumo e quelle note medicinali e di salsedine tipiche.

Questo è un quarter cask, che significa? In questo caso  dopo aver  trascorso 5 anni di invecchiamento in botti standard ex bourbon, è stato poi affinato alcuni mesi in botti più piccole, i quarter cask della capacità di circa 125 litri. Se il detto “nella botte piccola c’è il vino buono” (ma finisce prima, dico io) è perché la superficie a contatto con il legno è maggiore e di conseguenza maggiore è lo scambio di sostanze cedute dal legno, in altri termini, matura prima.

In questo caso a mio parere il legno “rapido” ha donato quella morbidezza e rotondità che manca al classico 10 anni ma che si trova in prodotti più maturi, come il 15 o meglio ancora il 18 anni.

Naso
Naturalmente fumo e legno molto presente con una certa dolcezza di fondo (vaniglia e malto)
Meno medicina e più morbidezza (me gusta!)

Bocca
Caldo e morbido, presenza naturale di fumo, note agrumate, vaniglia, spezie (pepe alla Talisker ma meno incisivo), sapido e pieno

Finale
Persistente di fumo, note tostate, frutta secca e spezie
Un ricordo mentolato alla fine

Bicchiere del giorno dopo
Torta Vanigliosa e un po’ balsamica

Per me… un Laphroaig assolutamente da non perdere!

Kilchoman Madeira

Kilchoman MadeiraGli affinamenti “vinosi” non sono certo una pratica nuova nelle distillerie e Kilchoman non è da meno: dopo Sauternes (assaggiato QUI) e Porto è arrivato il momento del Madeira.
Per chi non lo sapesse, il Madera è un vino liquoroso prodotto nell’omonimo arcipelago in Portogallo fin dal 1600. La base è un classico vino ottenuto da uve Verdelho e Malvasia, a cui veniva aggiunto zucchero di canna o Alcol come “rinforzo” per consentirgli, durante i viaggi, una maggiore durata e mantenimento delle caratteristiche. Si accorsero però che chiuso nelle botti, con l’alta temperatura questo vino non peggiorava… anzi.
Oggigiorno il vino viene scaldato artificialmente per alcuni mesi a temperature che si aggirano intorno ai 50°C in grandi contenitori detti “estufas” (stufe). Questa pratica consente una veloce maturazione ed un’ossidazione ottenendo il tipo sapore madeirizzato. Continua la lettura di Kilchoman Madeira

Riflessioni Milano Whisky Day 2017

E anche quest’anno il Milano Whisky Day è terminato.
Purtroppo.
Purtroppo perché è un evento che adoro, stancante perché alla fin fine “i ragazzi” “dall’altra parte del bancone” passano in piedi a servire, ascoltare e parlare dalle 15 alle 24 quasi ininterrottamente; ma ne vale assolutamente la pena.
E’ sempre un giorno magico dove ritrovare tutti gli appassionati del Whisky uniti (alla fin fine, distanze, impegni, lavoro… ci consentono di ritrovarci quasi solo in queste occasioni).
E’ un giorno magico perché grazie ai tanti visitatori si scambiano pareri, degustazioni, idee, suggerimenti… si incontra di persona chi magari
ci conosce solo dal sito (ed è una bella soddisfazione). Insomma, è un giorno dove la passione per Il distillato prende vita.
E chi dobbiamo ringraziare per questo? Senza alcun dubbio, Andrea e Giuseppe (http://www.whiskyfestival.it) e tutti i bloggers o “semplici” appassionati presenti, da un lato o l’altro dei banchi di assaggio.

Si vabeh ma che abbiamo scoperto di interessante?
Ci tenevo tanto ad assaggiare il Kilchoman in Madeira; adoro la distilleria ed ero curioso  di questo esperimento: ho un piacevole ricordo (non ho preso appunti) e sicuramente lo riassaggerò per una recensione. Davvero interessante anche lo Spey Fumare, prima edizione (limitata a 18.000 bottiglie) di uno Spey torbato! Giovane ma con una torba ben dosata e venduto ad un prezzo abbordabilissimo. Amore al primo naso per una selezione di Cadenhead’s: un Teaninich in Sherry invecchiato 22 anni. Super, morbido avvolgente, con una golosissima albicocca e un alcol (oltre i 50% Vol) che non si sentiva per nulla tanta era la sostanza.
Non mi ha convinto invece il Lagavulin 8 anni a causa di una torba che ho trovato squilibrata: troppo invasiva (o forse è proprio questo che volevano?) ma sicuramente di carattere.

 

Armorik – Maitre de chai 2008

La distilleria Warenghem a Lannion, in Bretagna (Francia), è forse una delle più prolifiche dal punto di vista delle release (almeno in territorio francese) Nata i primi del 1900 si è concentrata sul Whisky solo verso fine secolo, nel 1987 realizza il primo blend, il WB seguito nel 1998 dal primo Single Malt Bretone. Lo produce seguendo la stessa regolamentazione scozzese pur essendo nel nord della Francia dove, dopotutto, clima, paesaggi, tradizioni, non sono così diversi dalla Scozia. Doppia distillazione nei classici Pot Still in rame di origine Scozzese.

Maître de chai 2008 è invecchiato dai 6 ai 7 anni in Oloroso Sherry casks 3322 & 3325 e un’edizione limitata a 1700 bottiglie a 46% di volume alcolico.

Naso
Albicocche disidratate e altra frutta secca (nocciole e mandorle)
Alcol un po’ troppo presente per il mio gusto (che si armonizza abbassando di un paio di gradi centigradi il bicchieri)
Palato
Al palato è abbastanza morbido, con note di malto, cera e tostatura. Torna l’albicocca e verso il finale aromi di anice, spezie e frutta candita
Finale
Medio lungo con note di gomma e liquerizia
Bicchiere giorno dopo
Mentolo ed eucalipto con arance candite

Glann Ar Mor – Kornog

Non siamo in Scozia ma in Francia, Bretagna e la distilleria è la Glann Ar Mor (“a bordo mare” in Bretone) situata a Larmor-Pleubian. La distilleria però non è aperta al pubblico, ma ho incontrato Mme Martine Donnay (che insieme al marito Jean Donnay sono i proprietari) al principale punto vendita a Pleubian:

celtic whisky compagnieLa produzione è volutamente limitata per consentire una maggiore qualità, gli alambicchi sono solo 2 (uno dedicato alla prima ed uno alla seconda distillazione) riscaldati a fiamma nuda (una volta usavano il carbone, ora sono a gas). I Mashtun non sono in acciaio ma in legno (Pino d’Oregon), l’invecchiamento avviene in botti di qualità (ex Bourbon barrels e Barriques de Sauternes) di dimensione sempre inferiore ai 250 litri e posizionate a riposo dove il mare si sente… Il distillato non è aggiunto di coloranti e non viene filtrato a freddo.
Insomma… una produzione decisamente legata al passato.

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Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival

L’Appuntamento è per il 4 e 5 Marzo 2017 presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) naturalmente a Roma, dove avrà luogo la sesta edizione dello Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, il più importante festival di settore italiano.
Al link: www.spiritofscotland.it potrete trovare il programma completo

Imperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è un evento ricco di eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri affidati ad esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “single malt“. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky consultant, Pino Perrone e la scozzese Rachel Rennie. La scorsa edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival ha attratto oltre 4mila visitatori, appassionati e neofiti e riunito operatori ed esperti nazionali e internazionali, con oltre 200 brand presenti, 10 masterclass, 5 seminari mixology e 10 guest internazionali del settore presenti.

La sesta edizione 2017 presenterà masterclass di brand quali Isla of Jura e Dalmore. Tra gli ospiti del mondo della miscelazione, che terranno un seminario, figurano Erick Lorincz, Head Bartender dell’American bar del Savoy Hotel di Londra; Filippo Sisti, barman di Carlo Cracco e bartender internazionale; Fabio Bacchi, bartender, bar manager e fondatore ed editore del magazine specialistico BarTales e i bartender dell’Oriole cocktail Bar di Londra, capitanato da Luca Cinalli e Gabriele Manfredi. Altro seminario previsto, Mezcal Vs Whisky(ey), che vedrà in una sorta di scontro a quattro rispettivamente Roberto Artusio e Cristian Bugiadadell’Agaveria La Punta da una parte e Antonio Parlapiano del Jerry Thomas e Pino Perrone dall’altra. Il Festival darà la possibilità di degustare whisky provenienti da Scozia, Irlanda, Stati Uniti, Giappone e anche whisky prodotto in Italia. Nella giornata di sabato 4 marzo si terrà la Balan & Partners Mixology Contest, torneo ad eliminazione diretta in cui 8 bartender selezionati da una Giuria di eccezione, tra coloro che avranno inviato la propria candidatura, si contenderanno il titolo a suon di cocktail. Gli 8 bartender si sfideranno proponendo delle preparazioni realizzate utilizzando distillati presenti a Portafoglio Balan combinandoli con ingredienti di loro gradimento. Primo Premio di mille euro al primo classificato.

Tra i cocktail bar dell’area mixology che presenzieranno: Jerry Thomas Project; Argot; Freni & Frizioni; Madeleine; Propaganda e Litro. All’interno del salone sarà allestito uno spazio dedicato allebottiglie vintage e rare portate da un collezionista e amatore del settore che ha lavorato anche a Londra per Whisky Auction. In occasione del Festival verrà presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata, di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, che sarà naturalmente in vendita presso lo shop. Non solo drink al festival: è prevista anche un’area gourmet e degli abbinamenti con il whisky, dalle ostriche al salmone scozzese, dal cioccolato all’haggis, con la ricostruzione di un vero e proprio pub in stile scozzese con tanto di spine. Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte dell’altra, Rachel Rennie ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. Oggi la compagine è allargata con l’arrivo di Pino Perrone, Emiliano CapobiancoAndrea Francoe la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

La sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival è realizzata grazie alle partnership di: Visit Scotland (Ente del Turismo Scozzese) – Partner Istituzionali Italia / Scozia; Italian Chamber of Commerce for UK – Partner Istituzionale; Glencairn Glass – Glass Official Partner; Tiuk Travel – Travel Agency Partner.

Biglietto:
Intero: 10 euro – da diritto al bicchiere serigrafato del Festival, alla racchetta porta bicchiere e alla Guida

Ridotto: 7 euro – per accompagnatori che non bevono o per i bambini sopra i 12 anni e non prevede le upgrades del biglietto intero.
Le
degustazioni saranno a pagamento e il sistema sarà quello dei gettoni del valore di 1 euro ciascuno. Il prezzo di ciascuna degustazione sarà a discrezione di ciascun espositore.


Per informazioni:

www.spiritofscotland.it

info@spiritofscotland.it
tel. 06 50081251

Ufficio Stampa:

Carlo Dutto
carlodutto@hotmail.it
cell. 348 0646089

Distillerie des Menhirs

Amo le piccole distillerie, quelle che sono ancora in grado di portare avanti progetti piccoli ma importanti e che puntano alla qualità più che alla quantità. E’ forse un discorso ovvio, ma come nel vino anche nel Whisky secondo me si sta cercando di bere meglio, anche se meno.

Tra le distillerie del mondo, la Distillerie des Menhirs è una piccola realtà che ha voluto e saputo realizzare un Single Malt (di grano nero) che sapesse esaltare le caratteristiche del territorio e stiamo parlando della Bretagna, zona meravigliosa nel nord ovest della Francia e in particolare del Finistére, dove la Terra finisce ed inizia l’oceano.
L’anno scorso sono andato a trovarli e puntuale (un anno dopo) concludo gli appunti che presi….

I due Menhir accanto al posteggio, che danno il nome alla Distilleria

Qualche passo indietro…
Correva l’anno 1921 e Francès Le Lay (bisnonna degli attuali proprietari) acquistò d’occasione un alambicco per distillare l’acquavite di sidro (che a sua volta è un fermentato a basso volume di alcol del succo di mela), ottenendo così il Lambig. Continua la lettura di Distillerie des Menhirs

Abhainn Dearg – The Spirit of Lewis

Spirit Of LewisLa distilleria Abhainn Dearg forse è davvero la più piccola distilleria della Scozia, con una produzione annua di 20.000 litri (Kilchoman ne fa 150.000) ed è anche decisamente recente (fondata da Mark Tayburn nel 2008 sull’Isola di Lewis).
Questo imbottigliamento proviene da un single cask ed è stato affinato per alcuni mesi in legno europeo ex Sherry. Ho detto alcuni mesi, infatti, lo Spirit of Lewis non si può definire legalmente Whisky, non avendo trascorso almeno 3 anni in botte.
Ho acquistato un sample di questo imbottigliamento incuriosito da una edizione limitatissima (è ormai esaurita, e veniva venduta per circa 40 euro la bottiglia da 50cl con un volume di 46%) e soprattutto dalle dimensioni della distilleria: amo le piccole produzioni perché spesso meravigliano… e quindi la curiosità era tanta.
Naso
alcolico, pere, cera, gomma, tanta gomma… un po’ bruciata…
Palato
In bocca ha forti note amaricanti, delle spezie (forse del ginepro, ma poca roba) e questa gomma quasi bruciata che ritorna e che mi piace davvero poco.
Lo trovo aggressivo,  forse un esempio di ciò che non gradisco in un distillato: spigoloso, pungente, netto, senza quelle morbidezze che forse (ma chi può dirlo) un periodo molto più lungo in legno avrebbe smorzato.
note metalliche…
Finale alla gomma… plastica bruciata e note metalliche..
Bicchiere del giorno dopo
mix dolciastro con mandorle? (almeno non c’è più gomma bruciata)
Mah… attendiamo il 2018, quando la distilleria ha previsto un imbottigliamento di 10 anni e allora sì che il legno avrà dato il suo…
vedremo….

Ghibinèt 2008

Durante il Milano Whisky Festival 2016 mi aveva colpito molto la postazione del Glu Glu 2000 dove capeggiava la scritta “The First Italian Single Malt” accanto ad una bella confezione del Ghibinèt 2008 (nome risultante dalla fusione del tedesco di ‘Gaben’, doni e ‘Nacht’ notte).  L’imballo ricorda molto un’edizione che avrei voluto avere dell’Arran Smugglers’ Series – The Illicit Stills, qui con etichetta più semplice ma completa e bella scatola che dona importanza.

 Lo avevo assaggiato durante il MWF e mi aveva colpito (leggete QUI) ma essendo già “stanco” dalla giornata e desiderando dedicargli più tempo ho preso anche un sample che ora ho aperto. Dedicargli più tempo perché lo merita, è un prodotto italiano di estrema nicchia, non è un imbottigliamento parallelo, e di scozzese ha giusto le botti (e che botti!) in cui ha riposato per 8 anni.
Qui un po’ mi ripeto (anzi, da scansafatiche copio e incollo quanto avevo già scritto:

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Sul colore del Whisky

Riflessione molto breve visto che ultimamente mi trovo molto impegnato, faccio piuttosto tardi e non riesco a dedicare un po’ di tempo al Distillato….
Mi è capitato di leggere su diverse recensioni online ma anche su libri riguardo il colore, il termine: “vino bianco”.
Come se “vino bianco” fosse un colore univoco e rappresentativo.

No, non è così, usare questo termine per descrivere il colore di un distillato è decisamente riduttivo.

Nel mondo del vino si utilizzano almeno 4 termini per identificare il colore del vino bianco ed in particolare:

Giallo verdolino
Giallo paglierino
Giallo dorato
Giallo ambrato

a cui si possono aggiungere le varie sfumature, riflessi, tendenza (ad esempio, giallo paglierino con sfumature verdoline oppure giallo dorato tendente all’ambrato).

Voi potrete obiettare dicendo che questo è Whisky, non Vino. Si, avete ragione. Ma allora di che colore è il Vino Bianco?

ma parla come bevi!