l’appiattimento delle diversità – globalizzazione?

E’ un post un po’ riflessivo, che mi auguro di poter espandere grazie ai Vostri commenti e che riguarda la lenta ma inesorabile scomparsa delle caratteristiche univoche di una distilleria: l’acqua, l’essiccazione a torba, il malto, le vasche di fermentazione e l’imbottigliamento.

L’acqua:
Le disposizioni della Comunità Europea sulla purezza delle acque utilizzate a fini alimentari è molto stringente, diverse distillerie devono procurarsi l’acqua da fonti più pure e magari meno vicine o in ogni caso applicare filtri più selettivi alla sorgente.

L’essicazione a torba:
Con l’introduzione del carbone e delle fornaci elettriche, a gasolio o a gas nel ventesimo secolo, la torba non è più il combustibile fondamentale per essiccare l’orzo con il risultato che il Whisky si è “ammorbidito” diventando più leggero e meno torbato.

il Malto:
Il malto viene prodotto da maltiere (Port Ellen ad esempio produce il malto per quasi tutte le distillerie isolane) che rivendono, in base alle specifiche richieste, il malto alle varie distillerie; sono pochissime quelle che producono il proprio malto in distilleria

Le vasche di fermentazione:
L’acciaio inox sta lentamente prendendo piede sostituendo le storiche vasche in pino o larice. L’Inox si pulisce più facilmente ed è naturalmente più igienico

L’Imbottigliamento:
Ormai poche distillerie imbottigliano in loco. Si sfruttano grandi stabilimenti che per ridurre il tasso alcolico da full proof (piena gradazione, ovvero il grado alcolico originale così come esce dalla botte) e portarlo al solito 40%, lo diluiscono con acqua deionizzata dal sapore assolutamente neutro e ovviamente non è lo stesso usato per la produzione del Whisky.

Sinceramente non conosco il numero delle distillerie che, su un totale di oltre 110, utilizzano ancora i processi di una volta, due sicuramente sono Kilchoman e Springbank; vorrei poter fare una sorta di censimento per capire chi ad oggi, usa ancora i metodi che garantiscono di poter dire al 100% che quella bottiglia contiene Whisky di quella distilleria. E per 100% intendo dall’orzo all’acqua.

Circa un paio d’anni fa, parlavo proprio di questa “standardizzazione” con Ferdinando Reggi dell’Enoteca di Cremona riferendoci però agli insaccati: gli standard europei prevedono infatti l’uso di acciaio inox al posto del legno come base di lavorazione. Più igienico certo ma che non consente la formazione di quei batteri tanto importanti per ottenere un insaccato speciale; anche lui lamentava la perdita di quei metodi produttivi che una volta erano tramandati e considerati la tradizione.

Lo stesso sembra avvenire con il Whisky, che senso ha oggi parlare di singole distillerie quanto tutto sta volgendo verso un appiattimento di quelle caratteristiche che rendono unica una distilleria?

Questo non rende quindi forse più facile spiegare il proliferarsi di piccole distillerie che negli ultimi anni stanno spuntando come funghi tra la torba?
Questo appiattimento, standardizzazione, perdita di univocità, globalizzazione, chiamiamolo come volete, non rende più facile fare Whisky mediocre abbassando il livello qualitativo generale? Non uniforma “il whisky” in un generico distillato dove ormai è solo la botte finale a renderlo diverso?

Rimangono certo i segni distintivi, come la scelta di un certo quantitativo di torba espresso in parti per milione nella fase di maltaggio, ma tutto ormai pare in qualche modo appiattito. Una data distilleria sembra indicare un semplice punto su una cartina non più quell’univocità che la caratterizza.

Tante domande a cui non trovo al momento una risposta… Parliamone insieme, come sempre sono aperto a domande, dubbi e critiche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *