Italiani sempre indietro….

o davanti… a prenderlo…

insomma… ci siamo capiti….
Parlo di noi consumatori di Single Malt e non solo… di noi che attendiamo bramosi le novità delle distillerie sperando non costino follie…
Siamo gli sfigati di una comunità che in qualche modo, arriva sempre ultima?
Le mie sono solo riflessioni, frutto di 3 eventi che non so come si sono collegati tra di loro…
Andiamo con ordine… il primo evento, Ardbeg Supernova: si è conclusa l’esperienza spaziale di Ardbeg con l’uscita di questa edizione che conclude il trittico (Galileo, Supernova 2010 e questa del 2015). Purtroppo però…. vivi in Italia? Nisba, ce lo dice la stessa Ardbeg:

Unfortunately, due to the limited nature of Ardbeg Supernova it is only available for Ardbeg Committee members in the US, UK, Sweden, Germany, France, Taiwan, Japan and Australia. These countries were chosen as they have the highest number of Ardbeg Committee members, which means that even though the amount of Ardbeg Supernova was very limited as many Ardbeg fans as possible have the opportunity to buy a bottle.

In sostanza, siccome in Italia ci sono pochi interessati (ovvero pochi iscritti al club Ardbeg Committee) non vi diamo le bottiglie, piuttosto alla Svezia, che tra un tavolo Ingatorp e una lampada Knubbig, si sa che bevono Whisky.

Secondo evento, la Glenmorangie, che sforna spesso prodotti davvero notevoli, farà una bella edizione invernale che però… guarda caso… sarà in vendita/spedizione solo in Inghilterra.

Terzo evento: adoro il Nord Ovest della Francia, anche quest’anno ci siamo fatti il nostro bel giretto in Bretagna e come sempre, facciamo un po’ di scorte alimentari… Entriamo in un bel supermercato (ma nemmeno così enorme….) io vado nella sezione Distillati e ammiro con una lacrimuccia lo scaffale.
La lacrimuccia non era di malinconia per la mia collezione, non era voglia di acquistare ma impossibilità a farlo…. Era per la quantità e la scelta. Una scelta che in Italia non si trova nemmeno da un rivenditore, dal classico Negozio di vini e distillati…
Qualche esempio… Trittico imperiale (qui il tono è un po’ Fantozziano) di Aberlour: 10, 12 e 16 anni, doppietta di Balvenie: 12 e 14, Giapponesi presenti con Akashi e Nikka All Malt, incredibile presenza di Kavalan Port Cask, e poi Old Pulteney 12 più i soliti Talisker, Oban, Laphroaig, Lagavulin, Dalwhinnie, Knockando 12 e 18…….

E poi ho visto il prezzo (li ho anche fotografati di nascosto… chiedo venia)… ne dirò solo uno perché è presente in quasi tutti i nostri supermercati e quindi ottimo paragone: Talisker 10, venduto al prezzo di 30,17 euro la bottiglia. In Italia, facendo una media di 3 supermercati si aggira intorno ai 35 e sto parlando di un supermercato!

Ho fatto due somme (con la calcolatrice) e alla fine se avessi acquistato tutte le bottiglie “interessanti” in Italia avrei speso almeno 100 euro in più.

Per non parlare della scelta… In Italia siamo fortunati se in un supermercato ci sono più di 6 Whisky differenti, dovendoci per forza rifornire altrove….

I pensieri proseguono… e cercano di collegarsi alla quotidianità, l’iva più alta, una tassazione generica più alta, stipendi più bassi…. appunto. Di che ci lamentiamo?
E’ normale che poi io il Whisky me lo compro all’estero quando viaggio e mi limito all’Italia solo nel 25% dei miei acquisti.

Ma facendo così non peggiori le cose?
Si, molto probabilmente si e credo che il discorso possa allargarsi agli acquisti online in generale: se lo stato italiano (volutamente scritto in minuscolo) ha consentito ad un colosso americano di vendermi e consegnarmi a casa un oggetto risparmiando molto, perché non sfruttarlo?
Non ho il valore aggiunto del negozio? Ma quale valore aggiunto? Forse nei distillati, su questo non c’è dubbio: un bravo venditore sa cosa consigliare… Ma provate ad entrare in uno di quei grandi magazzini di elettronica e chiedere una comparativa tra due televisori…. Il valore aggiunto viene meno visto che l’addetto si limiterà ad elencarvi le caratteristiche tecniche che già conoscerete, o peggio, vi invita al banchetto con un “vediamo su internet”…

Tornando al Whisky… se all’estero costa meno, lo compro all’estero, così facendo però alla Ardbeg di turno, risulterà venduta in Inghilterra anche la mia bottiglia spedita in Italia e quindi perché sbattersi tanto? E’ un cane che si morde la coda…

vabeh… ho divagato troppo… ma come ho detto era una riflessione in cui invito tutti a partecipare tramite i commenti

Un commento su “Italiani sempre indietro….”

  1. Da noi manca proprio la cultura del whisky : da qualche parte avevo letto che un francese è disposto a spendere in media circa 120€ per un whisky, mentre un italiano si ferma a 70 ( anche se per mia esperienza personale molti mi dicono 40€ ). Ca va sans dire !

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