Dalwhinnie 15, una garanzia

Dalwhinnie 15

 

Chi non ha visto al supermercato il Dalwhinnie alzi la mano.
E’ uno di quei pochi Whisky che si trovano facilmente, con un invecchiamento di tutto rispetto (di più anziano e altrettanta facile reperibilità c’è solo il Lagavulin 16 anni che costa ovviamente anche di più)
In ogni caso…

Chi mai vorrebbe costruire una distilleria in uno dei luoghi più remoti, desolati, ventosi e piovosi delle highlands? Continua la lettura di Dalwhinnie 15, una garanzia

Sfida Arran Glenfarclas Glenburgie (ne resteranno soltanto due)

Arran-Glenfarclas-Glenburgie

 

3 bottiglie interessanti per il Milano Whisky Festival 2014.
Volevo acquistarne solo due, una andrà scartata, quindi una bella sfida: quali mi piaceranno di più?
Prima ancora di cominciare la degustazione, da Arran e Glenfarclas mi aspettavo grandi cose, Glenburgie è arrivato un po’ così, all’ultimo minuto ed è entrato timidamente nella sfida.

Arran è una piccola distilleria delle Islands, situata a Lochranza, sull’isola di Arran (ovviamente); fondata nel 1993 ha una capacità (al 2014) di  750 mila litri ma visto l’interesse per i suoi prodotti intende raddoppiare (da due a quattro) gli alambicchi entro il 2016

Glenfarclas ha una storia decisamente più lunga, considerando che nel 2011 ha festeggiato il suo 175° anniversario dalla fondazione. Ha una produzione di tutto rispetto con i suoi 3,4 milioni di litri annui di capacità e si trova nella regione con il più alto tasso di concentrazione di distillerie, lo Speyside, con sede a Ballindalloch.

Glenburgie, fondata nel 1810 è una storica distilleria nello Speyside che nel 2003 è stata completamente ricostruita demolendo la vecchia, ha una capacità di oltre 4 milioni di litri, molti dei quali utilizzati per dare carattere al Blend Ballantine’s.
L’ultimo arrivato sarà anche il primo ad essere assaggiato Continua la lettura di Sfida Arran Glenfarclas Glenburgie (ne resteranno soltanto due)

Eddu silver

Eddu Silver

Nel 1921 Francès Le Lay  acquistò un piccolo alambicco per la distillazione ambulante di uno spirito tipico bretone: il Lambig, partendo da un’altra bevanda alcolica tipica: il sidro.
Girava con il suo alambicco di paese in paese, e da una botte barrique di sidro otteneva fino a 20 litri di Lambig.
Il figlio Guillaume aprì un negozio: le Distillerie des Menhirs,  Pont-Menhir a Plomelin (vicino a Quimper) e proseguì la tradizione di distillatore, finché arrivò René Guy Le Lay che volle espandere il mercato e tentare qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: un distillato a base di grano saraceno. Continua la lettura di Eddu silver

Sbagliato candeggio? Il caramello

colorante caramello

Ma il Whisky può scolorire o variare tono col tempo?
Si, può accadere. Ma la colpa non è dovuta all’evaporazione di alcol e quindi alla presunta conseguente concentrazione del distillato come molti potrebbero pensare, bensì dalla presenza di un colorante.
L’unico additivo consentito per lo Scotch Whisky è il Caramello (sigla E150) che si divide a sua volta in 4 tipologie (tutte usate in molti alimenti, dalla panna cotta alla Coca Cola, dalle caramelle al Whisky):

E150a
Il colorante detto “caramello semplice”, il più utilizzato nell’industria alimentare ed utilizzato anche per i distillati

E150b
Caramello a base di solfito-caustico

E150c
Caramello a base di ammoniaca

E150d
Caramello a base di solfito-ammoniaca
(presente in molte bibite gassate)

Per quanto riguarda gli ultimi 2, ovvero quelli a base di ammoniaca, la rivista scientifica Lancet Oncology (nel 2011) ha alzato la bandierina indicandoli come potenzialmente dannosi alla salute, la FDA (Food and drug administration) e l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) hanno indagini aperte e stanno valutando il da farsi.

Il caramello che ci interessa come detto è il primo, caramello semplice o E150a, l’unico autorizzato dalla Scotch Whisky Association (SWA) nel 2009.
La sua presenza nei distillati è ovviamente molto bassa, in concentrazioni che vanno dallo 0,1 al 0,5% e serve proprio a dare un tono più caldo al distillato magari troppo pallido. Fortunatamente, molte si vantano di scrivere sull’etichetta che non utilizzano il colorante e fanno bene! E’ un altro esempio di come sia importante per alcune distillerie mantenere puro e inalterato il whisky.
Il colorante in questione è ovviamente soggetto a modifiche di toni se esposto alla luce solare per lunghi periodi e quindi non correttamente conservato.
Quindi se vi accorgete che una vecchia bottiglia di Whisky ha cambiato leggermente colore, date un’occhiata agli ingredienti: probabilmente conterrà il caramello.

E’ inutile ribadirlo, il Whisky va coccolato e pertanto conservato correttamente: in luogo fresco, asciutto e lontano da fonti di luce.

Ma il caramello non sa di…. caramello? Non modifica anche il sapore?
In teoria si, in pratica non c’è riscontro scientifico al momento. Chi sostiene il contrario lo giustifica con le minime quantità utilizzate che non sarebbero in grado di modificarne anche il sapore, però…. per sicurezza, accertatevi che il caramello non ci sia, e vi togliete ogni dubbio 🙂

Craigellachie 11 anni

Craigellachie 11

Craigellachie è una distilleria nello Speyside di proprietà di John Dewar & Son (Bacardi). La bottiglia in questione è un distillato del 2000 e imbottigliato da Old Masters nel 2012, maturato in botti di Bourbon, cask n. 150 a piena gradazione 57.3%

Al naso l’impatto con l’alcol si sente e forte! molto forte! Come anche parecchia vernice.
In bocca è potente, l’alcol è tanto e anestetizza immediatamente tutto… poi arriva una certa dolcezza zuccherina e lasciando trascorrere del tempo rimane un ricordo forse di cioccolato?

L’aggiunta di acqua la ritengo obbligatoria e i profumi diventano più interessanti: compare della frutta acidula ma che non riesco ad identificare bene

Il finale è speziato e la cosa bella è che più si attende più compare della liquirizia che rimane a lungo…

Ricordatevi di avere acqua fredda abbondante accanto….

l’appiattimento delle diversità – globalizzazione?

E’ un post un po’ riflessivo, che mi auguro di poter espandere grazie ai Vostri commenti e che riguarda la lenta ma inesorabile scomparsa delle caratteristiche univoche di una distilleria: l’acqua, l’essiccazione a torba, il malto, le vasche di fermentazione e l’imbottigliamento.

L’acqua:
Le disposizioni della Comunità Europea sulla purezza delle acque utilizzate a fini alimentari è molto stringente, diverse distillerie devono procurarsi l’acqua da fonti più pure e magari meno vicine o in ogni caso applicare filtri più selettivi alla sorgente.

L’essicazione a torba:
Con l’introduzione del carbone e delle fornaci elettriche, a gasolio o a gas nel ventesimo secolo, la torba non è più il combustibile fondamentale per essiccare l’orzo con il risultato che il Whisky si è “ammorbidito” diventando più leggero e meno torbato. Continua la lettura di l’appiattimento delle diversità – globalizzazione?

Whisky… e sei in Pole Position! All’Harp Pub Guinness

locandina_harp_Pub

L’Harp Pub Guinness e WhiskyFacile Milano organizzano una bellissima serie di eventi per conoscere il Whisky e il Whiskey:
Si degusteranno, guidati dalle sapienti parole di WhiskyFacile
diverse realtà: dalla pura Scozia al classico Blend Americano.
Un ottimo modo per avvicinarsi e imparare a conoscerlo con chi, sapendone più di noi, saprà aiutarci a capire le differenze, qualità, pregi e difetti del nostro distillato preferito!
Telefonate e prenotate!!

Botti queste sconosciute

Una settimana di influenza tosta… naso e gusto completamente addormentati tanto che non sento la differenza tra il miele e una cipolla mi costringono a vagare un po’ nella teoria, tenendo da parte le degustazioni….

Quando un appassionato legge “Single Cask” sull’etichetta ha una sorta di erezione psicologica, quando una persona qualunque legge la stessa cosa sull’etichetta sa solo che costa di più.

Per me il Single Cask è IL Whisky. E’ La Distilleria nella sua rappresentazione più autorevole, più semplice e più importante. Continua la lettura di Botti queste sconosciute

Single, Blended o Vatted?

Qualche tempo fa, in tv c’era una pubblicità di Gino Paoli che esaltava un Blend Whiskey suonando un accordo sul pianoforte, donando uno stato di piacere, di completezza, di grandiosità, quando per il Single Malt, si limitò a premere un tasto emettendo così una singola nota. Magari quella pubblicità c’è ancora, non saprei dirlo perché la televisione non la guardo molto.
Ad ogni modo l’idea che si voleva passare è che un Blend è più “completo” di un Single. Ma….
Passo indietro.

Single Malt:

si possono definire Single Malt, solo ed esclusivamente i Whisky prodotti in un’unica distilleria e con un unico tipo di malto (Orzo) Continua la lettura di Single, Blended o Vatted?